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LUCANO AMARO

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June 09

VINCI ITALIA

FORZA AZZURRI

 

VINCETE PER NOI

 

 

OGGI ALLE 20.30

 

OLANDA - ITALIA

 

 

 

 

 

 

May 30

NOTRE DAME DE PARIS: BELLA

Bella
La parola bella e nata insieme lei
Col suo corpo e con i piedi nudi lei
E' un volo che afferrerei e stringerei
Ma sale su l'inferno a stringere me
Ho visto sotto la sua gonna da gitana
Con quale cuore prego ancora Notre Dame
C'e...
Qualcuno che le scagliera la prima pietra
Sia cancellato dalla faccia della terra!
Volesse il diavolo, la vita passerei
Con le mie dita tra i capelli d' Esmeralda
Bella...
E' il demonio che si e incarnato in lei
Per straparmi gli occhi via da Dio, lei
Che ha messo la passione e il desiderio in me
La carne sa che paradiso e lei
C'e in me il dolore di un amore che fa male
E non m' importa se divento un criminale
Lei
Che passa come la bellezza piu profana
Lei porta il peso di un' atroce croce umana
O Notre Dame!
per una volta io vorrei
Per la sua porta come in chiesa entra in lei
Bella...
Lei mi porta via con gli occhi e la magia
E non so se sia vergine o non lo sia
C'e sotto Venere e la gonna sua lo sa
Mi fa scoprire il monte e non l'al di la
Amore, adesso non vietarmi di tradire
Di fare il passo a pochi passi dall' altare
Chi...
àˆ l'uomo vivo che potrebbe rinunciare
Sotto il castigo, poi, di tramutarsi in sale?
O Fiordaliso, vedi, non c'e fede in me
Vedro sul corpo di Esmeralda se ce n'e
Ho visto sotto la sua gonna da gitana
Con quale cuore prego ancora Notre Dame
Qualcuno che le scagliera la prima pietra?
Sia cancellato dalla faccia della terra!
Volesse il diavolo, la vita passerei
C'e
Con le mie dita tra i capelli di Esmeralda
di Esmeralda

 

May 19

INTER CAMPIONI D'ITALIA

        INTER

       CAMPIONI

         DITALIA                             

                      16

 

Ibra super e l'Inter è campione d'Italia
Matarrese fischiatissimo al Meazza
Fiorentina in Champions, Milan Uefa

La doppietta dello svedese entrato nel secondo tempo contro il Parma trascina l'Inter verso lo scudetto numero 16 e il terzo consecutivo della gestione Mancini. In B Livorno, Parma ed Empoli. Il presidente della Lega contestato duramente durante la cerimonia di premiazione dei neocampioni nel loro stadio  

 Parma, 18 maggio 2008 - L'Inter è campione d'Italia per la 16esima volta nella sua storia, la Fiorentina va ai preliminari di Champions League mentre il Milan giocherà la coppa Uefa con Sampdoria e Udinese, in B, dopo il Livorno, finiscono Parma ed Empoli. Questi i verdetti dell'ultima giornata di serie A che incorona per la terza volta di fila i nerazzurri.

 

May 13

IL CANTO DI ULISSE

DALLA DIVINA COMMEDIA
Dante, "Inferno" XXVI
 
Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!

Tra li ladron trovai cinque cotali
tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
e tu in grande orranza non ne sali.

Ma se presso al mattin del ver si sogna,
tu sentirai, di qua da picciol tempo,
di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.

E se già fosse, non saria per tempo.
Così foss' ei, da che pur esser dee!
ché più mi graverà, com' più m'attempo.

Noi ci partimmo, e su per le scalee
che n'avea fatto iborni a scender pria,
rimontò 'l duca mio e trasse mee;

e proseguendo la solinga via,
tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio
lo piè sanza la man non si spedia.

Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,
e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,

perché non corra che virtù nol guidi;
sì che, se stella bona o miglior cosa
m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.

Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,
nel tempo che colui che 'l mondo schiara
la faccia sua a noi tien meno ascosa,

come la mosca cede a la zanzara,
vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov' e' vendemmia e ara:

di tante fiamme tutta risplendea
l'ottava bolgia, sì com' io m'accorsi
tosto che fui là 've 'l fondo parea.

E qual colui che si vengiò con li orsi
vide 'l carro d'Elia al dipartire,
quando i cavalli al cielo erti levorsi,

che nol potea sì con li occhi seguire,
ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
sì come nuvoletta, in sù salire:

tal si move ciascuna per la gola
del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,
e ogne fiamma un peccatore invola.

Io stava sovra 'l ponte a veder surto,
sì che s'io non avessi un ronchion preso,
caduto sarei giù sanz' esser urto.

E 'l duca che mi vide tanto atteso,
disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
catun si fascia di quel ch'elli è inceso».

«Maestro mio», rispuos' io, «per udirti
son io più certo; ma già m'era avviso
che così fosse, e già voleva dirti:

chi è 'n quel foco che vien sì diviso
di sopra, che par surger de la pira
dov' Eteòcle col fratel fu miso?».

Rispuose a me: «Là dentro si martira
Ulisse e Dïomede, e così insieme
a la vendetta vanno come a l'ira;

e dentro da la lor fiamma si geme
l'agguato del caval che fé la porta
onde uscì de' Romani il gentil seme.

Piangevisi entro l'arte per che, morta,
Deïdamìa ancor si duol d'Achille,
e del Palladio pena vi si porta».

«S'ei posson dentro da quelle faville
parlar», diss' io, «maestro, assai ten priego
e ripriego, che 'l priego vaglia mille,

che non mi facci de l'attender niego
fin che la fiamma cornuta qua vegna;
vedi che del disio ver' lei mi piego!».

Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
di molta loda, e io però l'accetto;
ma fa che la tua lingua si sostegna.

Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto
ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,
perch' e' fuor greci, forse del tuo detto».

Poi che la fiamma fu venuta quivi
dove parve al mio duca tempo e loco,
in questa forma lui parlare audivi:

«O voi che siete due dentro ad un foco,
s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
s'io meritai di voi assai o poco

quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete; ma l'un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi».

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: «Quando

mi diparti' da Circe, che sottrasse
me più d'un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né 'l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
e l'altre che quel mare intorno bagna.

Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov' Ercule segnò li suoi riguardi

acciò che l'uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra già m'avea lasciata Setta.

"O frati", dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

Li miei compagni fec' io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com' altrui piacque,
infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».
May 11

AUGURI A TUTTE LE MAMMA

AUGURI A TUTTE LE MAMME
 
                         
 

                                         A LEI

 

A Lei -che un giorno- mi senti' muovere in grembo.

A Lei -che forse pianse di gioia nella mia attesa -e di dolore al mio arrivo.

A Lei -che mi nutri' con il suo corpo,

a cui presi ogni giorno -una parte di vita.

A Lei che spio' i miei passi -e che pianse ad ogni mio passo.

A Lei -che mi fece uomo , va questo mio canto d' amore....

E quando il mio desiderio di liberta' mi portera' via,

accanto- al suo respiro

rimarra' sempre un pezzetto di me,

 e a me -un pezzetto -

di Lei.

( Elena Ammaturo )

 

 
 
 
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